APERTURA
Una volta che tutti i giocatori hanno le
cinque carte in mano, deve parlare il primo alla
sinistra del mazziere. Dovrà quindi decidere
se aprire o passare.
Per aprire è necessaria almeno una coppia
“vestita”, cioè una coppia di
figure.
La coppia quindi minima di figure è la coppia
di Jack.
Se non possiamo aprire, dobbiamo dire “passo”
e spetterà a parlare al prossimo giocatore
alla nostra sinistra, se passa pure lui, parlerà
il terzo giocatore e casomai il quarto.
C’è solo un’eccezione alla minima
apertura con coppia di jack: si può aprire
anche con scala reale bilaterale, cioè un
progetto di scala reale con 4 carte.
Questa eccezione non vale per le eventuali mani
successive ad una mano in cui nessun ha aperto né
per i piatti di parola (entrambe situazioni che
vedremo più avanti), proprio perchè
l’apertura con progetto di scala reale è
paragonabile al punto minimo di apertura: è
in realtà solo un regola che dà onore
al gioco del poker e quindi al suo punto massimo,
dando appunto al giocatore la possibilità
di non sprecare un progetto così importante.
Non
è obbligatorio aprire, vuol dire che possiamo
tranquillamente passare per camuffare il nostro
gioco e vedere se c’è qualcun altro
che aprirà. Una volta che c’è
l’apertura, tutti i giocatori a turno dovranno
dire se accettano di giocare oppure no, oppure se
rilanciano.
Se si accetta si dice “gioco”, altrimenti
“esco”, altrimenti “rilancio”.
Attenzione:
il rilancio nel poker italiano è immediato!
Vale a dire che non ci si può pensare e poi
decidere di rilanciare cosi come per esempio avviene
nel poker americano.
Se si vuole rilanciare bisogna farlo subito appena
tocca a noi. Se invece si ha intenzione di giocare
solamente, si può anche pensare per diverso
tempo.
C’è solo un’eccezione alla regola
del rilancio: ovvero se state ancora “spizzando”
le carte, cioè se ancora le state leggendo
ed è ben visibile e chiaro a tutti i giocatori
che ancora state cercando di capire che carte avete.
Ma se state ancora leggendo le carte dovete dirlo
subito appena tocca a voi, cioè dovete dire
“leggo”.
Un’altra rara eccezione che però sarebbe
il caso di utilizzare solo in casi estremi e solo
fra amici è quella di dire “tempo per
favolosi rilanci”. Se dite cosi, diciamo che
avete qualche secondo per pensarci, ma è
una cosa che può succedere al massimo una
volta per ogni giocatore durante una partita, non
può e non deve diventare una consuetudine.
Inoltre se dite cosi sarebbe meglio poi rilanciare
sul serio per essere più corretti, altrimenti
la richiesta assume l’aspetto di una pagliacciata.
L’apertura,
come abbiamo già visto, può ammontare
al massimo a quanto c’è nel piatto,
il rilancio invece è libero o limitato al
piatto a seconda se state giocando senza limite
o con limite del piatto.
Se quindi c’è l’apertura ed almeno
un giocatore ha giocato, si procederà alla
fase successiva, cioè il cambio delle carte,
se invece nessun giocatore ha giocato, il piatto
verrà vinto da chi ha aperto e dovrà
mostrare le due (o più) carte che formano
l’apertura, se invece nessun giocatore ha
aperto, il piatto sarà lasciato li e si procederà
ad una seconda mano, cioè si mescoleranno
di nuovo le carte per un altro giro ma questa volta
l’apertura minima sarà “alle
donne”, cioè almeno coppia di donne,
se nessuno apre, il giro dopo si dovrà aprire
solo ai K e poi agli assi, dopo gli assi si ritornerà
ai K, poi alle donne poi ai Jack.
Dopo l’apertura, chiunque può giocare
anche senza avere alcun punto in mano.
Attenzione:
è severamente vietato aprire senza avere
l’apertura, questo non sarebbe bluffare ma
imbrogliare, pertanto chi dovesse farlo si prepari
a pagare una trentina di volte il piatto iniziale
o comunque una penalità da decidere ad inizio
partita.
Proprio per questo motivo è consuetudine
dei giocatori che non hanno aperto, di chiedere,
a fine mano, l’apertura al giocatore che ha
aperto, il quale è obbligato a farla vedere.
Potrà invece lasciare coperte le altre carte
che non servono per l’apertura.
BUIO
e OVER
Il primo alla sinistra del mazziere, quello
cioè che dovrà parlare per primo e
quindi valutare se aprire o meno, può decidere
di aprire “al buio”, ma per farlo deve
dichiararlo prima della distribuzione delle carte
e mettere il doppio delle fiches presenti sul piatto,
cioè se il piatto è di 10 euro, per
fare buio dovrà mettere 20 euro.
Aprire al buio significa appunto che l’apertura
è come se fosse stata già fatta.
Quindi il primo a parlare sarà in realtà
il secondo alla sinistra del mazziere, cioè
quello alla sinistra di chi ha fatto buio.
Il buiante avrà diritto a parlare per ultimo
e dovrà decidere se rilanciare o meno. L’unico
giocatore che potrà fare il primo rilancio
è infatti il buiante. Se lui rilancia, allora
gli altri poi potranno a loro volta rilanciare.
Va da sè che il motivo per fare buio è
proprio questo, cioè avere la possibilità
di parlare per ultimo, quando in realtà dovreste
essere il primo, ed essere l’unico ad avere
il diritto di fare il primo rilancio.
Oltre al buio c’è però anche
il controbuio, detto anche over o superbuio.
Può fare over il primo giocatore alla sinistra
del buiante. Per farlo deve mettere il doppio delle
fiches messe dal buiante (40 euro nel caso precedente)
e dichiararlo immediatamente dopo la dichiarazione
di buio, quindi sempre prima della distribuzione
delle carte.
A questo punto il buiante può decidere se
“adeguarsi” subito, versando i suoi
20 euro oppure no. Se il buiante si adegua subito,
allora avrà anche lui diritto al primo rilancio,
altrimenti il primo rilancio spetterà di
diritto solo a chi ha fatto superbuio.
In ogni caso, chi ha fatto controbuio parlerà
sempre per ultimo.
LO
SCARTO
Se dopo l’apertura ed eventuali rilanci,
ci sono ancora due giocatori in gioco, si procede
al cambio delle carte, chiamato anche “scarto”.
Il mazziere prende il mano il mazzo di carte e dichiara
“servo” oppure “carte”,
ovvero dichiara che è pronto ad effettuare
il cambio delle carte di tutti i giocatori.
Ognuno dei giocatori, partendo dal primo alla sinistra
del mazziere (anche se ci sono eventuali bui), può
decidere di cambiare fino a quattro carte, le carte
che scarta verranno eliminate dal gioco e resteranno
coperte insieme a tutti gli altri scarti dei giocatori
successivi.
Il mazziere distribuirà tante carte quanti
sono gli scarti per ciascun giocatore.
Cambiare le carte è facoltativo, quindi se
un giocatore avesse già “chiuso”
il punto, cioè avesse 5 carte che formano
un punto (scala reale, poker, colore, full, scala)
si dovrà dichiarare “servito”,
non riceverà quindi alcuna carta.
Il
bluff sullo scarto: il bluff in questo momento del
gioco è tipico del poker italiano. Ovviamente
colui che si dichiara servito, sta rappresentando
almeno una scala, pertanto è spesso un’arma
usata per il bluff quando magari non si ha in mano
nulla e si pensa che anche cambiando le carte non
si possa chiudere alcun punto favorevole.
Vediamo
degli esempi di come si effettua un cambio di carte.
Se ad esempio il giocatore ha una coppia, vestita
o non vestita, è quasi sicuro che cambierà
tre carte nel tentativo di centrare un tris, una
doppia coppia, o se proprio è molto fortunato
un full o un poker.
Sempre nel caso il giocatore avesse una coppia e
fra le altre carte un asso, potrebbe decidere di
cambiare solo due carte tenendo l’asso insieme
alla coppia nella speranza che gli entri un altro
asso e chiuda così la doppia coppia maggiore,
cioè doppia all’asso. Cambiare due
carte pur avendo solo una coppia è inoltre
vantaggioso per non dare troppe informazioni agli
avversari: se infatti si cambiano tre carte è
ovvio che in mano si ha una coppia, se invece se
ne cambiano solo due, gli avversari potranno pensare
che avete in mano già un tris e che state
cercando il full o il poker.
Nel caso non riusciste a fare nemmeno tris, avreste
comunque una buona opportunità per bluffare
rappresentando un tris, poichè gli altri
giocatori sarebbero indotti a credervi dal momento
che avete cambiato solo due carte.
Vediamo invece quando cambieremo una carta solamente.
Cambieremo solo una carta quando avremo un progetto
di scala a incastro o bilaterale, oppure quando
avremo quattro carte dello stesso seme quindi un
progetto di colore oppure ancora quando avremo una
doppia coppia. In quest’ultimo caso cambiamo
una carta per cercare di chiudere un full.
Gli avversari saranno quindi molto attenti alla
vostra prossima puntata perchè sanno che
potreste avere in mano una scala “bucata”,
cioè niente, un colore “mancato”,
cioè nulla, o invece una doppia e magari
un full. Anche questo cambio quindi si presta perfettamente
per bluff interessanti.
Per quanto riguarda i progetti di scala, ci sono
dei nomi precisi che li differenziano.
Se ad esempio abbiamo quattro carte in sequenza
in questo modo:
K
Q
J
10
7
(scala
bilaterale)
abbiamo
un progetto di scala bilaterale, cioè per
chiudere la scala possiamo inserire sia l’asso
dopo il kappa, sia il nove prima del dieci.
Se invece il nostro progetto è simile a questo:
A
K
Q
J
7
(scala unilaterale)
avremo
in mano una scala unilaterale.
Cioè per chiudere la scala abbiamo bisogno
del 10, nessun’altra carta ci aiuta.
Se invece abbiamo quattro carte in sequenza a coppie
con un buco nel mezzo, avremo una scala ad incastro:
A
K
7
J
10
(scala a incastro)
Per
chiudere questa scala abbiamo bisogno della donna.
Le carte scartate non potranno essere più
prese in mano da nessun giocatore per nessun motivo.
A questa regola c’è una sola eccezione:
quando le carte del mazzo non bastano per servire
tutti i giocatori, il mazziere, una volta finito
il mazzo, prenderà tutti gli scarti (carte
scartate) dei giocatori e comporrà un piccolo
mazzetto che dovrà mescolare, far alzare,
e poi dopo aver tolto la prima carta, dovrà
continuare a servire i restanti giocatori.
Altra regola importante: i giocatori che vogliono
cambiare quattro carte, scarteranno subito le quattro
carte ma il mazziere gliene servirà solo
tre all’inizio, poi, dopo aver servito tutti
gli altri giocatori, servirà la quarta e
ultima carta al giocatore che ne aveva richieste
quattro.
Nota bene: se un giocatore decidesse di scartare
l’apertura, è tenuto a dichiararlo,
dovrà quindi dire “vorrei tre carte
e scarto l’apertura”. Se non lo dirà
e qualcuno alla fine della mano gli chiederà
di mostrare l’apertura, sarà un bel
problema ma non ci sono deroghe né scuse,
la regola è chiara: bisogna dichiararlo e
lasciare le carte dell’apertura separate dal
resto cosicchè possano essere riprese e mostrate.
Altri esempi: come abbiamo visto si può bluffare
dichiarandosi serviti pur non avendo niente in mano,
ma si può anche bluffare al contrario, ovvero
rappresentando meno di quello che in realtà
si ha. Per esempio se abbiamo un poker servito,
converrà cambiare una carta (ovviamente quella
che non utilizziamo per chiudere il poker), in modo
da far credere agli altri giocatori che non abbiamo
ancora un punto in mano o che al massimo abbiamo
solo una doppia.
BLUFF
AL CONTRARIO
Attenzione: abbiamo parlato di bluff
al contrario, cioè la rappresentazione di
un punto inferiore rispetto a quello che si ha.
Questo è consentito solo ed esclusivamente
nel caso precedentemente illustrato o in rari casi
analoghi.
È assolutamente vietato nel poker italiano,
rappresentare un punto inferiore a quello che si
ha, con gesti, atteggiamenti o peggio con parole
che siano un chiaro segno per gli avversari che
non abbiamo in mano un punto forte. Questo comportamento
è severamente vietato e comporta la perdita
della mano anche se dovessimo avere tra le mani
una scala reale!
Vediamo un esempio: il giocatore Tizio cambia una
carta cercando la scala. Riesce a chiudere la scala
ma dice qualcosa di questo tipo: “accidenti
lo sapevo...” oppure ad esempio sbuffa in
modo palese. Qualora dovesse scontrarsi poi anche
con una semplice coppia, questo giocatore perderà
la mano perchè ha bluffato al contrario.
È una regola di comportamento importante
e che differenzia il poker italiano da quello americano
dove invece si può dire tutto e il contrario
di tutto senza temere niente.
In alcuni casi viene tollerato un atteggiamento
simile proprio perchè risulta difficile non
assegnare un piatto magari cospicuo a chi ha un
punto forte, ma è bene ribadire che tale
atteggiamento è molto scorretto e lontano
dallo spirito del poker italiano in cui non bisogna
mai prendersi gioco dell’avversario e in cui
il confine fra eleganza e regola, spesso non ci
deve essere.