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Chiamiamo volgarmente poker americano, il famoso
Texas Hold’em.
Da quando il poker americano ha iniziato ad avere
successo in Italia, è iniziata una vera e
propria diatriba destinata forse a non concludersi
mai, fra i sostenitori del poker italiano e quelli
del poker americano.
In realtà sono giochi molto belli entrambi
ma talmente diversi che diventa difficile prediligerne
uno piuttosto che un altro.
Quello che però vorremmo chiarire una volta
per tutte riguarda l’aspetto “fortuna”.
I giocatori di poker americano vi diranno come la
fortuna sia si importante ma non fondamentale nel
poker americano, convinti che invece sia la carta
vincente del poker italiano. Non è cosi.
E non è un’opinione, è una semplice
questione matematica.
Nel poker americano si gioca con 52 carte, di solito
ad un tavolo di 8-10 giocatori. Questo, in termini
matematici, vuol dire che ci sono oltre due milioni
di possibili combinazioni.
Al poker italiano si gioca invece con 32 carte,
di solito in 4 giocatori. Vale a dire che le combinazione
possibili sono solo circa duecento mila.
Ma non è tutto: nel poker americano non abbiamo
nessuna informazione sulla reale mano del nostro
avversario, o meglio le informazioni che abbiamo
sono semplici deduzioni, spesso corrette se abbiamo
studiato bene tutte le varie strategie, ma restano
deduzioni non certe. Viceversa, nel poker italiano
abbiamo due informazioni molto precise su cui possiamo
valutare le mani degli avversari: l’apertura
e gli scarti.
Come abbiamo visto nelle regole, non si può
aprire senza avere davvero l’apertura e addirittura
qualora si scartasse l’apertura bisogna dichiararlo.
Oltre a questa informazione su un solo giocatore
(uno su quattro però non è male),
abbiamo poi le informazioni su ciascun giocatore
durante il cambio di carte. Un giocatore che cambia
tre carte di certo non sta tentando la scala. Un
giocatore che ne cambia una avrà o doppia
o un progetto di scala, se poi è lui che
ha aperto avrà solo due possibili punti:
o doppia o poker servito.
Tutto ciò, legato al fatto che le combinazioni
possibili sono molte di meno, rende il poker italiano
forse più facile, meno strategico ma molto
più psicologico, proprio perché un
bluff di fronte a dati certi degli avversari assume
un valore del tutto speciale e intrigante.
Perché allora molti pensano che nel poker
americano la fortuna conti meno che nel poker italiano?
Presto detto: sempre per i due milioni di combinazioni.
È ovvio che in un gioco dove ci sono così
tante combinazioni, la lettura delle mani e quindi
il proprio gioco diventa molto più difficile
e quindi per essere dei buoni giocatori occorre
davvero molta esperienza e anche studio, cosa che
invece non occorre per il poker italiano.
E quindi, poiché c’è tanto studio
dietro ad un bravo giocatore, si è portati
a credere che la fortuna sia meno importante rispetto
ad un gioco come il poker italiano dove non ci sono
mille strane strategie da dover utilizzare. Invece
i sostenitori di questa teoria non comprendono che
il fatto che si debba studiare cosi tanto per diventare
bravi giocatori di poker americano, è la
conseguenza dello stesso motivo per cui tutto quello
studio è spesso vanificato: gli oltre due
milioni di combinazioni.
È ovvio che con così tante combinazioni
nel Texas Hold’em, la fortuna avrà
la meglio parecchie volte. Così come è
ovvio che uno scadente giocatore di Hold’em
avrà poche possibilità contro un bravo
giocatore di Hold’em.
Potremmo quindi riassumere che a parità di
bravura, nel poker americano sarà la fortuna
a decretare il vincitore, poiché ci sono
delle situazioni standard in cui si è spesso
costretti a giocare in un certo modo già
consapevoli del fatto che nonostante abbiamo il
70% di vittoria, rimane quel 30% di sconfitta e
viceversa.
Nel poker italiano invece, si può dominare
la mano con la sola psicologia, pur non avendo nulla
in mano, cosa impossibile nel poker americano dove
anche la mano più assurda con meno possibilità
di vittoria in partenza, può comunque vincere
ed aggiudicarsi il piatto.
E’ bene anche chiarire un altro aspetto che
ha mitizzato molto il poker americano tanto da creare
quest’ondata di convinzioni sulla fortuna.
L’aspetto del professionismo.
Smitizziamo un po’ questa cosa, chiarendo
un dettaglio fondamentale: benché sia vero,
come abbiamo detto, che per essere dei buoni giocatori
di poker americano si debba avere molta esperienza
(e magari aver letto anche i libri sull’argomento),
è anche vero che tutti i giocatori definiti
“professionisti”, sono sponsorizzati,
cioé non giocano i soldi loro ma quelli di
qualcun altro che si “ripaga” le sconfitte
con la pubblicità sulle magliette, camicie,
felpe, cappellini, dei giocatori in questione.
Questo credo che dica tutto.
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